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Indicatori di natura patrimoniale sono i Margini di Copertura (o Margini di Struttura)
Vediamo quali sono i principali e comunimente usati da finanziatori e Banche per analizzare la solidita' di un impresa:
👉 Margine di primo grado = Misura se la soci hanno apportato capitale sufficiente a copertura degli investimenti di lungo termine (immobilizzazioni).
MC (I) = Patrimonio Netto −Attivo Immobilizzato
Il Margine primario di struttura è un indicatore il cui valore indica la capacità dell'impresa di coprire gli investimenti fissi (attivo immobilizzato) con i mezzi propri (patrimonio netto).
E' un indicatore tipicamente utilizzato per le analisi di solidità nelle quali lo scopo principale è quello di valutare la sostenibilità dell'impresa in seno all’equilibrio patrimoniale–finanziario ovvero di comprendere le caratteristiche di solidità. Infatti, è proprio l'analisi di solidità che ha come scopo quello di comprendere se l'impresa è gestita in uno stato di equilibrio patrimoniale accettabile e quindi se questa sia solvibile nel medio lungo periodo.
Anzitutto va detto che questo indicatore KPI, prende in considerazione solo variabili patrimoniali. Infatti come si evince dalla classica e semplicissima formula, il margine primario di struttura è la differenza tra gli Investimenti fissi (capitali impiegati nel lungo periodo: immobilizzazioni) ed il capitale proprio investito (patrimonio netto). Pertanto, in prima battuta come si nota in figura non necessita di particolari riclassificazioni in quanto i due parametri di bilancio sono già esposti nello stato patrimoniale della Società.
👉 Margine di secondo grado = Misura se le fonti a lungo termine (patrimonio netto + passività consolidate) coprono interamente le immobilizzazioni.
MC (II) = Capitale Permanente−Attivo Immobilizzato
E' un indicatore il cui valore indica la capacità dell'impresa di coprire gli investimenti fissi (attivo immobilizzato) con i mezzi propri (patrimonio netto) e con le passivita' consolidate (debito di lungo termine).
Questo indicatore di natura patrimoniale misura in termini assoluti la struttura fisiologica degli investimenti considerando tutte le fonti di capitale permanente (mezzi propri + fonti di medio/lungo periodo inclusi conferimenti e finanziamento soci).
Prassi e dottrina hanno sempre sostenuto che l’analisi di solidità patrimoniale debba essere svolta con gli indicatori di struttura (o indicatori di solidità patrimoniale) in due possibili modalità: l'analisi per margini utilizzando quindi il Margine primario di struttura, il Capitale Circolante Netto, il Margine di tesoreria). Oppure l'analisi per indici attraverso rapporti (quozienti-indici) considerando quindi il Quoziente primario di struttura, Quoziente secondario di struttura, Indice di liquidità secondaria.
Questo indicatore serve per le analisi strutturali e di solidita' patrimoniale dell'impresa.
Per l’analisi di solidità patrimoniale si utilizzano in primis gli indicatori di struttura anche chiamati indicatori di solidità patrimoniale, che nell'analisi per margini sono: il Margine di struttura primario, il Margine secondario di struttura, il Capitale Circolante Netto, il Margine di tesoreria.
Degna sostituzione dell'analisi per margini è la analisi strutturale affrontata attraverso i rapporti (quozienti-indici) che sono il Quoziente primario di struttura, Quoziente secondario di struttura, Indice di liquidità primaria, Indice di liquidità secondaria.
Essendo un valore assoluto, quando è positivo attesta che la compagine sociale dell’impresa copre completamente l’attivo immobilizzato (immobilizzazioni nette) ed in via residuale anche le attività correnti.
Ciò significa che l'impresa è solida, ha patrimonio sufficiente. Questa analisi sull'equilibrio patrimoniale e finanziario può essere svolta attraverso il Quoziente primario di struttura che è l'esatta espressione in termini percentuali del margine primario di struttura.
La solidità patrimoniale è quindi l’attitudine dell’impresa a sopportare eventi interni od esterni negativi imprevisti e proprio per questo l'indicatore di margine è spesso utilizzato dai creditori e dai finanziatori dell'impresa che nell'ottica di gestione dei rischi intendono valutare l'opportunità di coprire i rischi con strumenti diversi.
L’equilibrio patrimoniale dice infatti se le scelte relative all’utilizzo delle fonti di capitale nella copertura dei fabbisogni finanziari sono state equilibrate. Infatti, per dottrina consolidata, un’impresa sarà equilibrata patrimonialmente se utilizza fonti di capitale a lenta o nulla rotazione (come il patrimonio netto + le passività consolidate anche chiamati “fonti di capitale permanente”) per attività fisse (impieghi di lunga durata a lento ciclo di rotazione “investimenti”) e fonti di finanziamento a veloce rotazione (come i debiti a breve) per la copertura di attività circolanti (impieghi a veloce ciclo di rotazione).
Un valore positivo indica che la struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa è apprezzabilmente equilibrata e quindi gli investimenti fissi (attivo immobilizzato) sono coperti dalle fonti di capitale permanente e pertanto che la struttura patrimoniale e finanziaria dell'impresa è apprezzabilmente equilibrata.
L’equilibrio patrimoniale come determinato nella struttura secondaria che tiene in considerazione le fonti di capitale permanente (ovvero il passivo a medio-lungo termine) ci indica se le scelte relative all’utilizzo delle fonti di capitale nella copertura dei fabbisogni finanziari sono state corrette ed equilibrate. Infatti un’impresa è patrimonialmente equilibrata se utilizza fonti di capitale destinati a permanere in azienda per un lungo periodo, cosiddetti capitali a lenta rotazione, come lo sono infatti il patrimonio netto e le passività consolidate, destinati a coprire le attività fisse (impieghi di lunga durata a lento ciclo di rotazione “investimenti”) mentre le fonti di finanziamento a veloce rotazione come il passivo corrente (debiti a breve) saranno destinati alla copertura delle attività circolanti (impieghi a veloce ciclo di rotazione).
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