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In dottrina italiana, il Capitale di Giro spesso viene usato come sinonimo di Attivo Corrente (cioè l’insieme delle attività a breve).
Quindi:
CDG= Attivo Corrente
👉 È il “fabbisogno operativo” a breve termine, cioè il volume di mezzi investiti nelle attività correnti (cassa, crediti, rimanenze).
ATTIVITA' OPERATIVE CORRENTI - PASSIVITA' OPERATIVE CORRENTI
Questa differenza in termini assoluti rappresenta il Capitale di Giro dell'attività operativa dell'impresa.
E' un indicatore storico nel mondo della ragioneria contabile che è stato sempre utilizzato nel mondo bancario per rappresentare il livello di circolante commerciale di una certa attività di impresa con un termine di riferimento es: i 12 mesi successivi dalla chiusura del Bilancio. In altri termini il Capitale di Giro rappresenta in termini assoluti l'ammontare di capitale circolante che viene impiegato nell'attività dell'impresa per via della gestione operativa.
Capitale di Giro > 0 (positivo) significa che la gestione operativa corrente dell'impresa sta generando risorse finanziarie potenziali nel breve periodo e non solo, indica pure che l'impresa sta producendo un valore commerciale destinato a trasformarsi in liquidità immediata nel breve termine.
Capitale di Giro < 0 (negativo) significa che la gestione operativa corrente dell'impresa di breve periodo sta assorbendo ulteriori risorse finanziarie nel breve periodo e quindi questo indica che l'impresa presenta un fabbisogno di risorse finanziarie nel breve periodo e necessita ulteriore indebitamento di breve.
E’ del tutto evidente che, benché il capitale di giro sia un indicatore frutto di una semplice differenza, esso è un indicatore globale in quanto è utilizzabile in tutte le tipologie di attività commerciali, professionali, industriali e manifatturiere indipendentemente dalla loro dimensione.
Tuttavia, da quando ha preso il sopravvento il Capitale Circolante Netto (CCN), esso è stato assorbito al suo interno rendendolo non di semplice comprensione per i terzi.
Benché la sua semplicità di calcolo sia estrema ed elementare, utilizzare metodi standard che hanno imposto la rappresentazione sintetica della struttura patrimoniale e finanziaria con il criterio finanziario al capitale circolante netto, non rendono possibile esprimere in maniera diretta il valore del Capitale di Giro che invece tornerebbe molto utile a tutta la platea dei creditori sociali (non solo a quelli presenti ed attuali, ma anche ai portatori di interesse ed ai potenziali investitori/finanziatori).
Tuttavia, la dottrina dell'economia aziendale e della finanza aziendale, sino ad oggi, hanno basato l'analisi sulla solidità patrimoniale e quindi l'analisi della solvibilità desumendo valori indice dalla struttura patrimoniale-finanziaria dell'impresa ed utilizzando sempre indicatori provenienti dalla riclassificazione della situazione patrimoniale con il criterio finanziario e/o con il criterio operativo gestionale. Ad esempio, la riclassificazione della situazione patrimoniale con il criterio operativo non da una rappresentazione sintetica del Capitale di Giro il quale infatti origina da una vecchia tecnica di ragioneria contabile secondo cui vengono considerate solamente le attività e le passività di natura operativa ovvero di natura commerciale in scadenza nel breve termine. Tuttavia, la riclassificazione della situazione patrimoniale del Bilancio con il criterio operativo non considera una importantissima variabile che è il "tempo", cosa che per i creditori, finanziatori è necessario valutare in termini oggettivi.
Questa variabile "tempo" è importantissima per i creditori dell'impresa ed anche per i finanziatori dell'impresa che vorrebbero conoscere e misurare la solvibilità dell'impresa con i termini temporali, ma per questo si deve necessariamente ricorrere all'indicatore del Capitale di Giro che proviene da un'analisi di bilancio accurata è necessario entrare meglio nei dettagli facendo un distinguo tra la dinamica finanziaria dell’impresa e la dinamica operativa dell'impresa.
Ogni realtà imprenditoriale vive un dinamismo economico ed un ambiente più o meno competitivo che viene influenzato da forze provenienti dall'ecosistema esterno.
Queste forze possono influenzare positivamente e/o negativamente il valore assoluto del capitale di giro.
L’andamento del fatturato e la continua variazione del ciclo monetario, incidono in maniera significativa e continuativa sul fabbisogno del capitale di giro aumentandolo o diminuendolo.
Infatti, ogni Impresa ha, da un lato le relazioni con i propri "clienti" i quali chiedono dilazioni di pagamento (perché hanno forza contrattuale o perché sono in difficoltà finanziarie) e dall'altro, ha relazioni con i propri "fornitori" presso i quali l'Imprenditore cerca dilazioni di pagamento per le forniture di beni/servizi necessari all'attività dell'impresa.
Lo sfasamento temporale tra le uscite monetarie (pagamento dei debiti scaduti) e le entrate monetarie (incasso dalle vendite e dei crediti per prestazioni rese o merce consegnata) determina il periodo di tempo che rappresenta la “durata del ciclo monetario” dell'impresa e che è connaturata nel ciclo operativo dell'impresa con riferimento alla attività tipica della gestione corrente (gestione operativa tipica).
Ebbene, questo sfasamento temporale non è una costante (solo alcune attività di impresa hanno il vantaggio di incassare subito alla vendita in via anticipata e/o alla consegna della merce, altre attività invece meno, ma questo dipende anche dal potere contrattuale dell’attività e dal potere contrattuale dell'imprenditore sui propri fornitori.
In altre parole il Capitale di Giro è una dinamica in continua evoluzione strettamente correlata al rapporto fra la tempistica delle entrate (giorni medi incasso crediti commerciali) e la tempistica delle uscite monetarie (giorni medi pagamento fornitori commerciali) ed anche ad una molteplicità di variabili talvolta difficili da controllare da parte del management che si determina il fabbisogno finanziario riferibile alle operazioni correnti della gestione operativa.
Date le criticità del criterio finanziario che non distingue la natura delle attività in commerciali e finanziarie e date le criticità del "criterio operativo" che non tiene conto della variabile temporale, solamente attraverso una riclassificazione ottimizzata dello stato patrimoniale che riclassifichi le attività e le passività per la loro natura finanziaria o commerciale, sarà possibile individuare un indicatore (sia pure storico) del capitale di giro dell’impresa.
La comprensione dei flussi e della dinamica finanziaria dell’impresa sarà certamente utile per una migliore interpretazione sulla continuità dell’attività. Una buona consuetudine sarà quella di individuare le operazioni della gestione non caratteristica (estranee alla gestione corrente operativa), per questo sarà di notevole supporto il rendiconto finanziario quando disponibile in quanto le norme in vigore non obbligano tutte le società a fornire il proprio rendiconto finanziario come documento aggiuntivo in grado di agevolare la lettura della dinamica finanziaria dell’azienda.
Questo indicatore è necessario quindi per effettuare valutazioni più oggettive sia in termini di finanziabilità dell'impresa che in termini di sostenibilità finanziaria dell'impresa ed anche a ridurre notevolmente le esistenti asimmetrie informative tra l'impresa ed i propri creditori-finanziatori-investitori.
Il capitale di giro talvolta anche chiamato capitale circolante commerciale, è decisamente più preciso rispetto al capitale circolante netto finanziario (Net working capital o CCN) in quanto tiene separato il flusso monetario della gestione caratteristica dal flusso di capitale circolante propriamente detto in seno alla attività commerciale dell'impresa.
Va da se che il livello di Capitale di Giro e quindi del potenziale fabbisogno finanziario di breve periodo dell'impresa, viene determinato dai rapporti esistenti con clienti/fornitori, ma non solo. L’importo del fabbisogno finanziario attuale e prospettico, infatti, si ottiene sottraendo dalle risorse impiegate nel ciclo produttivo aziendale non ancora completato – come il valore delle merci in magazzino (rimanenze) e i crediti della gestione (verso clienti e di natura commerciale) – i debiti della gestione corrente (verso i fornitori di beni/servizi funzionali alla gestione aziendale) in termini di merci, servizi, lavoro. Pertanto, si deve necessariamente considerare la politica delle scorte di magazzino e la politica commerciale dell’azienda in termini di acquisto dei fattori produttivi necessari attraverso la vendita dei prodotti/servizi, che sono le determinanti del fabbisogno finanziario in un’ottica squisitamente finanziaria.
In conclusione, il Capitale di Giro permette una facile ed immediata comprensione della dinamica del capitale circolante in considerazione dello sfasamento temporale esistente che determina ed influenza il fabbisogno finanziario riferibile alle operazioni correnti della gestione operativa di breve periodo.
Questo importante risultato è segnato dal fatto che, il Capitale di Giro rispetto al Capitale Circolante Netto (Net working capital o CCN) permette di parametrare in maniera separata ciò che è il reale flusso monetario della gestione caratteristica dal ciò che invece rappresenta il flusso di capitale circolante e che non sono movimentazioni finanziarie. Questa differenza sostanziale è determinante e fondamentale per le analisi di sostenibilità finanziaria della gestione tipica dell’impresa e quindi per le valutazioni sulla continuità aziendale intesa appunto essere la capacità dell’impresa di generare reddito e liquidità sufficienti da creare valore e ricompensare i fattori produttivi impiegati nell’orizzonte temporale desiderato.
Pertanto, l’aggregato del Capitale Circolante Netto e quindi anche il conseguente Indice di liquidità secondaria (o current ratio) sono dei falsi positivi o falsi negativi. Sarà quindi opportuno al fine dell’analisi in questione, scomporre il CCN come segue: attività e passività correnti (o di breve) secondo la loro natura operativa/commerciale del ciclo operativo della gestione tipica corrente dell’impresa ed attività e passività correnti (o di breve) di natura finanziaria con il seguente risultato di sintesi che si ottengono attraverso una riclassificazione del bilancio ottimizzata al Capitale di Giro.
Il capitale circolante netto (CCN) è il risultato di una differenza tra due aggregati che derivano dalla struttura patrimoniale riclassificata i cui valori sono riclassificati con il criterio finanziario temporale ovvero (attivo corrente meno passivo corrente). Questo indicatore è proposto nella letteratura dell’analisi di bilancio come un indice di disponibilità e viene tipicamente utilizzato come vero e proprio margine di sicurezza per i creditori a breve termine.
Il valore del CCN in Italia è anche chiamato margine di disponibilità (o in alcuni casi patrimonio circolante netto) ed è utilizzato per valutare l’equilibrio finanziario dell’Impresa nel breve periodo e per comprendere se l’Impresa può affrontare spese impreviste nei prossimi mesi a decorrere dal valore. Va da se che quando questo valore assoluto è negativo, l’Impresa presenta una struttura patrimoniale e finanziaria che non ha sufficienti risorse nel breve termine per pagare debiti in scadenza e quindi onorare le proprie obbligazioni. Questo indice esprime infatti il valore assoluto (positivo o negativo) che in linea generale dice se la struttura finanziaria corrente dell’Impresa è o meno in equilibrio.
Non bisogna dimenticare che il CCN è un indicatore "statico" e non dinamico, infatti è semplicemente utilizzato per comprendere se l’impresa in un determinato istante temporale ha una struttura finanziaria di breve periodo equilibrata o meno. Tuttavia, come sappiamo, le situazioni patrimoniali e finanziarie dell'impresa possono variare nel tempo. Ciò nonostante, il diffuso utilizzo di questo indicatore anche come parametro "legale" per dare giudizi o valutazioni rimane comodo per le realtà che versano risorse liquide nelle casse dei conti correnti sociale verso fine esercizio aggiustando l'equilibrio in previsione di: giudizi dei revisori sulla continuità e valutazioni legate al merito di credito.
Vista la sua natura "statica" del CCN, questo è utilizzato solo per analisi strutturali che hanno lo scopo di conoscere la struttura patrimoniale e finanziaria di un'impresa in un determinato istante temporale. Pertanto, è un classico indice di struttura utilizzabile ai fini delle analisi di solidità patrimoniale attraverso le analisi strutturali per matrici multidimensionali, le quali attraverso gli altri KPI, permettono di comprendere lo stato di salute dell’impresa in un determinato istante temporale (tipicamente la chiusura dell’esercizio amministrativo) e trarne le conclusioni utili per raccontare se l’impresa stia o no operando con un adeguato equilibrio patrimoniale-finanziario.
La dinamica del CCN può ulteriormente essere considerata per l'analisi di solvibilità il cui obiettivo è la valutazione di un eventuale stato di crisi dell’impresa.
Il Capitale Circolante Netto (CCN) tuttavia, anche se nella sua miglior rappresentazione dinamica, non permette di comprendere la reale dinamica del capitale circolante commerciale dell'impresa che rappresenta il fabbisogno finanziario reale della gestione operativa dell'impresa.
Questo sarà possibile solamente attraverso una riclassificazione dello stato patrimoniale ottimizzata per le voci patrimoniali di natura commerciale e di natura finanziaria che darà luogo allo schema di riclassificazione proposto.
Al fine di un'analisi finanziaria sull'impresa per flussi sarà necessario comprendere in maniera approfondita (o il più approfondita possibile) la dinamica del CCN scomponendo questo valore in aggregato di natura puramente finanziaria ed aggregato di natura commerciale/operativa.
Infatti, i due aggregati dai quali proviene il risultato del CCN non permettono una reale comprensione sul grado di solvibilità dell’attività dell’impresa in senso stretto alla sua attività operativa. Rimarrà quindi sempre difficile comprendere quali siano state le cause che hanno portato ad esempio a risultati di squilibrio patrimoniale-finanziario in un dato esercizio, o anche comprendere perché il capitale circolante netto (CCN) si sia fortemente ridotto in presenza di un volume d’affari (fatturato) analogo a quello del periodo precedente, da qui l’importanza di un’analisi dinamica per flussi e della comprensione degli aggregati che formano il Capitale Circolante Netto /(CCN).
Il Capitale di Giro infatti permette una facile ed immediata comprensione della dinamica del capitale circolante in considerazione dello sfasamento temporale esistente che determina ed influenza il fabbisogno finanziario riferibile alle operazioni correnti della gestione operativa di breve periodo. Questo risultato è importante in quanto rispetto all'utilizzo classico del capitale circolante netto finanziario (Net working capital o CCN) il Capitale di Giro tiene separato il flusso monetario della gestione caratteristica dal flusso di capitale circolante che non ha movimentazioni finanziarie.
La sostanziale importanza dell’analisi finanziaria in termini di analisi di sostenibilità finanziaria della gestione tipica dell’impresa e quindi certamente importante per le valutazioni sulla continuità aziendale è la capacità dell’impresa di generare reddito e liquidità sufficienti da creare valore e ricompensare i fattori produttivi impiegati nell’orizzonte temporale desiderato.
Pertanto, l’aggregato CCN e quindi Indice di liquidità secondaria (current ratio) potrebbero risultare essere dei falsi positivi o falsi negativi.
A tal fine sarà proprio il Capitale di Giro, che, al fine dell’analisi in questione, scompone il CCN finanziario in via analitica per ottenere: attività e passività correnti (o di breve) secondo la loro natura operativa/commerciale le quali impattano il ciclo operativo della gestione tipica corrente dell’impresa separandole dalle attività e passività correnti (o di breve) di natura finanziaria con il seguente risultato di sintesi: Capitale di Giro + Liquidità Netta = CCN Finanziario.
Il CCN come è stato utilizzato per le tipiche analisi strutturali con tabelle a matrice con gli Internal Based Rating System (IRBS) delle Banche, necessita di essere ampliato rispetto al passato con l'ausilio di strumenti di analisi che includano altri KPI per valutare la reale sostenibilità della struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa, come ad esempio:
In conclusione, l'indicatore CCN come indicatore a se stante è pressoché poco utile e pertanto sarà necessario che esso vada letto (sia per valori negativi che positivi) alla luce di un insieme più allargato di altri indicatori atti a comprendere l'evoluzione e la dinamica della struttura finanziaria dell'impresa analizzato le dinamiche del Capitale di Giro
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